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Mentre percorrevamo la via verso la sua casa, Briseide si presentò e mi presentò il suo pluffo Barnaby, spiegandomi che sono dolcissimi animaletti da compagnia e che sanno parlare( se uno comprende la loro lingua).

Hanno poteri magici molto grandi che mettono a disposizione del loro compagno di vita, che però non posso usare nel mondo umano per via della LEGGE INTRAMONDO; e che quindi possono, solo con furbi stratagemmi, acuire le qualità già presenti nelle persone.
Mi spiegò che tutti i pluffi nascono di un colore opalescente, biancastro che alla luce del sole cambia colore in varie sfumature. Crescendo ogni pluffo assume un colore diverso in base alla sua personalità:
-Quelli col piumaggio molto colorato e variegato sono pazzerelli e amano giocare e scherzare per questo vengono spesso adottati dai folletti.
-Quelli monocromatici con colori allegri sono dolci e coccolosi, ideali come compagni di vita per le fatine.
-Quelli che assumono colori naturali, quasi mimetici, che sfiorano tutte le tonalità di verde e di marrone sono pacati e saggi, molto legati alla natura, perfetti per elfi , gnomi e silfidi.
-Quelli con le piume bianche sono saggi e morigerati, adatti in realtà a qualsiasi specie fatata.
-Infine quelli neri, grigi e bordeaux  sono i più potenti e cattivelli e solitamente vengono adottati SOLO da streghe perché sono le uniche a riuscire a domarli e renderli buoni, avendo queste ultime poteri ancora maggiori.
Scoprii così  che Briseide era una strega, anche se avrei dovuto sospettare qualcosa osservando la lunga veste di velluto damascato verde in coordinato col cappello a cono a tesa larga che le copriva la testa.

Mi confidò in seguito di aver 781 anni umani, ma che nel loro paese, in cui il tempo scorreva in modo diverso, ne aveva oltre 10 mila.
La maggior parte del popolo magico è immortale e invecchia in modo assai bizzarro per i nostri canoni umani, lei infatti, aveva il viso di una ragazza che poteva dimostrare dai 20 ai 30 anni ma i suoi lunghi boccoli erano tutti argentati.

“Ah finalmente arrivate!” esclamò ad un certo punto della passeggiata.
Mi guardai attorno ma non vidi nulla che potesse essere un’abitazione, così la osserva mentre fissava con gioia un albero cavo.
Il pluffo entrò per primo e la strega per seconda facendomi poi cenno di seguirla.

“Seguirla? E come? In quell’albero a malapena ci sta una persona rannicchiata, figuriamoci 2 persone e ¼!” pensai mentre la mano di lei mi afferrava un braccio tirandomi dentro.
Nemmeno Ginny era troppo felice di entrare in quel posto, ma essendo legata a me dal guinzaglio non ebbe molta scelta.

All’interno dell’albero cavo c’era una Varcaterra che Barnaby aveva provveduto ad aprire appena entrato.
Al di là della magica porta c’era una bella casetta rustica ma non quella che si potrebbe definire un antro stregato.
Su un pouf rotondo, ai piedi di una poltrona, ci aspettava il micione di casa che, non appena vide Ginny, si gonfiò fino a diventare una grossa pala di pelo bianco, per poi scappare soffiando.
“Povero Ettore” esclamò Briseide ridacchiando “prego accomodati dove preferisci” mi indicò poltrone e divano con un gesto fluido della mano.
“Ti andrebbe del The?”
Annuii alla cortese richiesta, mentre mi accomodai su ina comodissima poltrona; Ginny nel frattempo senza attendere troppi inviti si sdraiò ai miei piedi annusando accuratamente tutto il pouf.
Pochi momenti dopo la donna si presentò con due tazze fumanti, seguita da Barnaby con un piattino di deliziosi dolcetti al miele e cannella.
Cominciò a spiegarmi il funzionamento delle varcaterre, le differenze, i tipi e così via.
Mentre parlavamo, bussarono alla porta e una vocina squittì “C’è una consegna per voi Signora”.
Con un gesto magico della mano Briseide aprì la porta e sorrise cordiale al piccolo omino che ci si presentò.
“Grazie Mastro PierTronchetto, quante unità siete riuscito a trovarne?” domandò.
“20 Signora, solo 20” ribadì mentre con un carretto di legno trainato da due ricci entrava in casa.
“Peccato, ne avrei voluto almeno il doppio ma tant’è che non siamo di certo noi a decidere, giusto?!” domandò la strega prendendo tre buffe monetone d’oro e una di bronzo da una ciotola sopra al tavolino.
“Se non erro, sono tre gobloni e ¼ “
“Esattamente Signora, spero di riuscire a portarvi presto altre Magipenne” detto ciò lo strano ometto si sollevò il cappello e fece un inchino prima di girarsi sui tacchi e prendere l’uscita.
Nel frattempo Briseide aveva prelevato dal carretto 20 rametti di albero e al loro posto aveva depositato le monete sorridenti.
Estasiata da tutta la scena sorrisi al folletto che stava uscendo e poi mi girai verso la donna domandando “Magipenne?”
“Sì, mia cara, sono matite incantate ricavate dall’albero secolare dell’avvera desideri, o per lo meno lo diventeranno quando io avrò inserito la mina. A ogni luna nuova lui ci dona qualche rametto maturo così che le streghe li possano lavorare ad arte”
Posò le Magipenne sul tavolino accanto alle tazze per mostrarmele . Quando ne presi in mano una, con un guizzo, un rampicante si arrotolò tutt’intorno al ramo, attonita guardai la strega che di tutta risposta annuiva compiaciuta “Sono mature al punto giusto, ora ti chiedo di scusarmi un momento ma non c’è un minuto da perdere se vogliamo ottenere risultati meravigliosi” prese tutte le penne , compresa quella che avevo in mano io e corse in un’altra stanza, da cui ricomparve solo dopo qualche minuto.
“Devi perdonarmi” mi disse accomodandosi di nuovo accanto a me “ma la magia ha i suoi tempi e quando si ha a che fare con rametti capricciosi, è meglio non lasciare nulla al caso”

Ovviamente all’epoca non capivo di cosa stesse parlando per cui mi limitai ad ascoltare ed annuire.
“Vedi queste penne avverano i desideri più profondi, basta scrivere sinceramente quello che si vuole sulle pergamene incantate ricavate dallo stesso albero e il desiderio si avvera all’istante”.
Portò alla bocca la sua tazza di the bevendone una gran sorsata prima di ricominciare a spiegare.
“Ho provato a portarle e a usarle nel vostro mondo ma lì le cose sono molto più complicate. Serve un cuore puro che creda veramente nella magia e per far si che il desiderio si avveri, bisogna sfruttare la magia degli elementi.
Servono:
un’ora magica: la mezzanotte,
un giorno magico: il plenilunio,
un luogo magico: un ruscello.

“Un ruscello?” chiesi, interrompendola
“Sì, esattamente, lì infatti è facile trovare folletti e fatine che, se commossi dalla richiesta, esaudiranno il desiderio. Devi infatti scriverlo su foglio e alla mezzanotte di una notte di luna piena buttarlo nel ruscello recitandolo tutto ad alta voce e prima che il 12° rintocco suoni.
“Ah e come mai il ruscello è pieno di esserini fatati?” Domandai ingenuamente.
“Perché, le fate e i folletti adorano ruscelli torrenti laghi boschi e tutti questi posti dove la natura trionfa e li hanno riempiti di Varcaterre , così da poterli raggiungere in ogni momento  e da ogni luogo.
Mentre chiacchieravamo, mi allungai per prendere la mia tazza di the ma sobbalzai spaventata notando la ciotola piena di soldi tremare e spostarsi. La indicai alla donna con un gesto della mano “sì è mossa! Giuro, l’ho vista chiaramente muoversi!”

 

“ah, sì, può essere! Ma non è nulla di grave, le nostre monete sono , diciamo, vive. Si chiamano Gobloni  perché una volta erano dei dispettosi e malvagi Goblin.
Qualche secolo fa, prima della grande depurazione, avevamo una grossa piaga, migliaia di Goblin che infestavano le nostre terre. Così il consiglio dei 7 saggi Ambasciatori decise che il regno magico doveva unire le forze per riprendere il controllo delle terre.
Ci fu una grande riunione, dove vennero convocate tutte le streghe, le fate, le sirene, gli elfi, gli gnomi, i folletti, le silfidi e qualsiasi altro essere dotato di magia.
Si decise di trasferire un briciolo di potere magico, di ciascun essere presente, sulle fate, che avrebbero combattuto i Goblin.
Da allora il compito principale delle fatine, oltre a quello di occuparsi del benessere delle piante e dei fiori, è quello di trasformare e intrappolare i Goblin.”
Prese in mano una moneta d’argento e me ne mostro il volto raffigurato su un lato.
“Vedi questo è un goblin, non potendoli uccidere, in quanto essere magici e immortali, abbiamo deciso di tramutarli in monete. L’unico modo che hanno di spezzare in parte l’incantesimo  e liberare la loro anima, è quello di portare fortuna ed esaudire un desiderio del proprietario della moneta.”
“Un po’ come la penna insomma!” esclamai io, e prima che mi potesse rispondere, continuai “e dove finisce un anima liberata?”
“bhe vola libera nel vento” mi disse, come se fosse la cosa più ovvia al mondo.
Di colpo il mio cellulare suonò “prende anche qui? complimenti” riportandomi con i pensieri alla realtà, mi alzai dalla poltrona e sorridendo ringraziai la strega ”io ora devo proprio andare, potresti riaccompagnarmi alla varcaterra?” le chiesi in seguito.
“Posso fare di meglio” disegnando un ampio cerchio con il palmo aperto della mano fece comparire la varcaterra al centro della stanza
“E’ diversa dal solito questa, dove porta?”
Briseide aprì’ la varcaterra “Porta direttamente a casa tua” e mostrandomene il suo interno vidi il mio salotto.
“Ho chiesto a Barnaby di installarne una gemella in casa tua così da poterci vedere con più facilità, spero non ti dispiaccia”
Entusiasta della novità la abbracciai “Grazie è un regalo fantastico” incredula cominciai a fare avanti e indietro dalla porta guardando un attimo casa mia e un attimo dopo casa di Briseide, persino Ginny sembrava  contenta.
Quella sera non riuscii a smettere di osservare la mia nuova, personalissima varcaterra e soprattutto non riuscii a smettere di sorridere.

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