Racconti

Le Varcaterre

Per chi sa dove guardare è possibile trovare portali per altri mondi. Non sempre sono presenti e non sempre si trovano nello stesso luogo.
Per fortuna ci sono segnali naturali che ci avvisano della loro comparsa.
Vi è mai capitato d’inverno ammirando la brina mattutina di vedere disegnati per terra dei cristalli di ghiaccio più o meno grandi, come fiocchi di neve sotto la lente d’ingrandimento giusta, che si susseguono formando quasi un sentiero?
O a primavera vedere un gruppo di farfalle comportarsi in modo strano, percorrere e ripercorrere sempre lo stesso tragitto?
Oppure d’estate, camminando nella natura, notare disegni geometrici come un cerchio, un rettangolo, un quadrato o un triangolo, formati da elementi naturali come fiori o funghi?
Bene tutte queste cose sono lì per indicarvi i passaggi; o meglio si trovano lì per indicarli a fate gnomi folletti e a qualsiasi altro esserino magico.
Il mio segnale preferito però è la nebbia, quei banchi improvvisi che si vedono anche girando in macchina, che si trovano in mezzo alle campagne, ai boschetti o alle radure e che ti fanno intravedere solo ombre.
Quei banchi di nebbia isolati mentre tutto intorno a te è sereno e limpido. Fin da bambina li ho sempre trovati incantati e forse è per questo che un bel giorno presa dalla voglia di scoperte sono incappata in un portale.
Queste porte esistono di tutte le dimensioni, ci sono a misura di folletto o di gnomo, a misura hobbit, a misura di troll e anche a misura di Gigante.
O meglio di quest’ultimo si sa che ne esista solo uno, per ovvi motivi, e nonostante sia stato situato in luogo sicuro fuori dalla portata degli esseri umani, loro continuano a caderci dentro.
Questo portale, da noi persone normali, è comunemente chiamato : “Triangolo delle Bermuda” (vedete, come vi dicevo, una figura geometrica).
Una volta superato questo portale ho appreso tante cose tra cui il nome di queste porte.
Dagli esseri magici sono chiamate VARCATERRE per via del loro potere di collegare mondi lontani e di permettere a chiunque di varcare le loro soglie.
Chiunque di voi mi abbia incontrato si è chiesto dove io raccolga le ali di fata al chiaro di luna piena o come possa trovare i corni di unicorno nelle buie e quieti notti di luna nuova; ora sapete il mio segreto, grazie alle Varcaterre, posso andare in luoghi che nemmeno immaginavo esistessero.
Ma torniamo a quando per la prima volta sono inciampata in una varcaterra.
Un giorno di qualche anno fa, stavo facendo una camminata col mio cane Ginny e mentre ci godevamo il sole mattutino in una radura, ho visto sollevarsi un velo di nebbia da terra, ma abitando in pianura padana non gli ho dato peso e ho proseguito.
Tornando indietro per rincasare notai che si era formato un vero e proprio banco di nebbia, che all’epoca avrei definito magico; fitto fitto e localizzato solo nel punto in cui prima saliva la nebbiolina.
Tutt’intorno il cielo era azzurro e l’aria era limpida ma lì la nebbia creava un mondo da fiaba celando i suoi segreti.
Incantata, continuavo a guardarlo e avrei giurato di vedere un colonnato, una porta di forma strana e, se non avessi saputo che era impossibile, un…
“Ok” mi sono detta “Andiamo a vedere” .
Così abbiamo deviato verso quell’isoletta magica e più mi avvicinavo più mi aspettato di vedere meglio, e invece la nebbia rimaneva densa in modo anormale e non permetteva di scorgere meglio al suo interno.
Solo quando arrivai davanti a questa porta arzigogolata riuscii a vedere con chiarezza.
Non potevo crederci, avevo visto bene, al di là della porta c’era un…
“No ma come è possibile?” mi domandai incredula.
Non c’erano muri a sorreggere la porta né altro, era semplicemente lì, ed era aperta.
Le girai tutt’intorno e solo quando le si passava davanti si poteva notare la sua magia; su qualunque altro lato era solo una porta aperta, bellissima certo, ma comune, ma quando uno si poneva sulla parte frontale  poteva ammirare il maestoso paesaggio che si stagliava oltre la soglia.
Mi misi davanti alla varcaterra e rimasi imbambolata nel contemplare questo scenario incantato in cui al centro, in lontananza, svettava un maestoso Castello… EH SI’, AVETE CAPITO BENE, UN CASTELLO E BELLO GRANDE ANCHE!
E’ difficile descriverlo, era quello che potremmo definire il classico castello delle fiabe, pieno di torri con tetti a cono, con colori vividi e brillanti che risplendevano sotto il sole.
Stavo per attraversare la soglia quando, su un sentiero che passava di lì a pochi centimetri, attraversò uno gnomo in groppa ad una salamandra sellata di tutto punto.
Si voltò verso di me, si sollevò appena il cappello in cenno di saluto, per poi virare il cammino del suo destriero con una tirata di briglia, e scomparire nell’erba alta.
Questo fece imbizzarrire Ginny, che strattonando selvaggiamente il guinzaglio tentava di catturare quella bella lucertolona nera e gialla, e tirando come nemmeno un bue sa fare, mi condusse all’interno della porta.
Una volta oltrepassata mi girai un momento e il mondo che vidi dall’altra parte mi sembrò per assurdo anche più magico, tutto era avvolto da una foschia  che ne confondeva i tratti e che lasciava ampio spazio all’immaginazione.
Riuscii poi a fermare Ginny e a distrarla dalla caccia corrompendola con un biscottino per cani che casualmente avevo in Borsa; ci dirigemmo quindi verso il castello ma sempre buttando un occhio alla porta per non perdere l’orientamento e la via del ritorno..
Avvicinandomi scorsi ai piedi del castello un piccolo borgo caratteristico, le abitazioni per lo più, erano costruite con rami e foglie o scavate dentro a collinette di terra, ma le rifiniture erano incantevoli, tutte in legno intarsiato , adornate con fiori, ghiande e bacche o decorazioni raffiguranti animali o insetti come farfalle coccinelle e libellule.
Una palla di piume volante mi sfrecciò davanti al viso tagliandomi la strada.
Si fermò a mezz’aria qualche metro più avanti, si voltò e vidi questo buffo viso senza naso ma con due occhioni languidi immensi.
Cominciò a parlare in una lingua che non conosco e che credo non saprei nemmeno riprodurre.
“Ti sta chiedendo scusa “
mi disse una dolce signora dai capelli argentati
 “gli ho detto mille volte di non volare all’impazzata non mi da mai retta!”.
Sorridendo la donna proseguì il suo dire “Perdona l’avventatezza del mio amico, è un po’ indisciplinato ma tutto sommato non è un cattivo Pluffo.”
“No si preoccupi”, le dissi io un po’ perplessa mentre Ginny si dimenava nel tentativo di catturare almeno  la piccola palla di piume bordeaux.
“Un pluffo ha detto?” domandai in seguito con aria stupita
 “Esattamente cara, un pluffo, lui è un Pluffo Incantato “rispose, indicandolo  con una mano.
Credo che la mia faccia parlasse da sola, a quel punto, perché divertita mi sorrise e m’invitò a seguirla.
“Sei nuova eh?! Vieni seguimi ti spiegherò alcune cose e soprattutto di quali creature fidarti e quali invece tenere alla larga”.
Cercai gentilmente di rifiutare l’invito facendole notare che proprio non potevo, anche se sinceramente morivo dalla curiosità “Non posso allontanarmi dalla porta, non so per quanto ancora rimarrà aperta e non vorrei rischiare di non trovare più la strada di casa”.
“Quale porta?” mi chiese lei.
Con un gesto della mano le indicai il portale da cui ero entrata.
“Ah, la Varcaterra intendi, quelle di quel tipo restano aperte per un paio di giri di clessidra e ricompaiono ad ogni luna, ma non devi aver paura, io posso rievocarla e riaprirla in qualsiasi momento.” e mi porse una mano.
A questo punto tutte le mie scuse per non seguirla erano terminate e decisi di avventurarmi e godermi quello che sarebbe successo; e dopo tante chiacchiere e una settimana trascorsa in sua compagnia, come promesso, la varcaterra era lì per me, pronta a ricondurmi a casa dove però erano passati solo pochi minuti.